Produzione di linee guida per il trattamento della malattia endometriosicapelvica
Gruppo Italiano di Studio sull'Endometriosi (GISE)*
Negli ultimi anni la produzione di linee guida è diventata in medicina una attività sempre più diffusa. L'obiettivo dichiarato è quello di favorire l'applicazione da parte dei medici di comportamenti comuni basati su criteri di efficacia ed efficienza.Malgrado il vasto dibattito e le critiche relative alla produzione e utilizzo delle linee guida sia sempre molto vivace, senza dubbio esse rappresentano un momento di sintesi delle conoscenze in una situazione caratterizzate dalla continua produzione di nuovi studi spesso tra loro contrapposti nei risultati.
II Gruppo GISE in Italia ha rappresentato negli ultimi dieci anni il gruppo collaborativi più attivo nello studio della endometriosi. Si è quindi considerato interessante proporre ai centri che hanno partecipato in questi anni al GISE di lavorare insieme sulla produzione di linee guida italiane sul trattamento dell'endometriosi.
Tale iniziativa può rappresentare una occasione di discussione comune, ed un momento di riflessione per ipotizzare nei prossimi anni nuove attività di ricerca per il gruppo, identificando i punti ben definiti e quelli ancora aperti nel trattamento dell'endometriosi. Va al proposito ricordato che non sono state prodotte, ad oggi, da parte delle Società Scientifiche italiane Linee Guida relative al trattamento delle endometriosi.
METODI
II metodo usato è stato messo a punto da ricercatori della RAND (California, USA) nella seconda metà degli anni Settanta1. Esso è stato sviluppato per permettere una valutazione dettagliata della appropriatezza dell'uso di procedure medico-chirurgiche. Operativamente, il metodo si basa sulla applicazione della classica tecnica Delphi (parzialmente modificata) per ottenere un consenso tra gruppi (panel) di esperti che vengono chiamati a definire le aree di uso appropriato di una procedura, facendo riferimento ad una serie di specifiche categorie di pazienti descritti in altrettanti "scenari clinici".
La prima fase ha previsto una revisione della letteratura scientifica del settore che è stata inviata a tutti i mèmbri del panel come riferimento in caso di incertezza sulla scelta dei trattamenti. La seconda fase ha previsto la costruzione degli "scenari clinici". L'uso di una serie di scenari clinici è la caratteristica principale del metodo RAND. Si tratta di una serie di descrizioni dettagliate di specifiche tipologie di pazienti, per ciascuna delle quali viene esplicitamente richiesto un giudizio sullaappropriatezza o meno dell'uso di un determinato trattamento.
Gli scenari, che mirano a rappresentare il più possibile fedelmente un paziente "reale",

derivano dalla combinazione di quei fattori che sono ritenuti importanti per decidere se utilizzare un determinato trattamento.
La Tabella 1 elenca le caratteristiche considerate nella costruzione degli scenari per le tre categorie di pazienti considerate: -pazienti con endometriosi ed infertilità (1° gruppo) o dolore (2° gruppo) come sintomo principale, o con malattiaasintomatica (3°gruppo).
L'insieme degli scenari ottenuti è stato inviato ai mèmbri del panel che, in base alla procedura più avanti descritta, hanno espresso il proprio giudizio di appropriatezzasu ognuno di essi (si veda la Figura 1 per un esempio). Individualmente ogni partecipante ha attribuito un giudizio di appropriatezza per i vari trattamenti considerati: terapia chirurgica conservativa e
demolitiva, terapia medica specifica (ossia trattamento con GnRHa, o danazolo ogestrinone) e sintomatica (trattamento con progestinici o contraccettivi orali o FANS)). Per ogni scenario ogni membro del panel doveva esprimere un giudizio su una scala da 1 a 9, ove 1 = sicuramente inappropriato, 9 = sicuramente appropriato, 5 = incerto. Valori intermedi corrispondevano a differenti modulazioni rispettivamente del giudizio di inappropriatezza, di incertezza, e di appropriatezza.
Nel valutare ogni singola indicazione, ogni membro del panel ha fatto riferimento sia alla propria esperienza e giudizio clinico, sia alle evidenze scientifiche disponibili. Dopo che ciascun partecipante ha, individualmente, portato a termine la valutazione degli scenari, questi sono stati sottoposti ad una prima analisi. Ogni membro del panel ha ricevuto un report in cui sono illustrati i risultati della prima valutazione, scenario per scenario. Il report era strutturato in modo tale da consentire a ciascun partecipante di confrontare il proprio giudizio su ogni scenario con quello dato dagli altri esponenti del gruppo e con il giudizio medio espresso dal gruppo nel suo insieme, mantenendo però la reciproca segretezza rispetto alla valutazione espressa da ciascuna componente del panel. Questo facilita l'identificazione delle aree (scenari) per le quali sono emerse delle divergenze. I partecipanti hanno quindi compiuto una seconda valutazione degli scenari clinici secondo le stesse modalità utilizzate in precedenza.
In questo articolo vengono presentati i risultati dell'analisi finale che consente di definire quali siano le indicazioni cliniche in cui, secondo il giudizio degli esperti mèmbri del panel, l'uso del trattamento deve considerarsi appropriato, inappropriato od incerto. Nelle tabelle vengono presentati gli score mediani per ogni scenario proposto. Vengono giudicati "in accordo" gli scenari in cui, dopo aver escluso dall'analisi i due giudizi estremi, tutti i rimanenti giudizi dei mèmbri del panel cadono in una qualunque delle tré "regioni" (tra 1 e 3 = inappropriato; tra 4 e 6 = incerto; tra 7 e 9 = appropriato) nelle quali la scala viene suddivisa.
In questo modo gli scenari vengono classificati in tré gruppi a seconda che l'accordo si verifichi su di una indicazione giudicata appropriata (tutti i giudizi sono compresi nel range 7-9); inappropriata (tutti i giudizi sono compresi nel range 1-3) oppure incerta (tutti i giudizi sono compresi nel range 4-6). Negli altri casi si parla di "disaccordo".

Al fine di presentare sistematicamente i risultati relativi alla analisi degli scenari (256 per il gruppo infertilità, 256 per il gruppo dolore e 64 per il gruppo pazientiasintomatiche) nel computo dello score mediano sono stati considerati assieme scenari simili. Non sono stati considerati gli scenari che rappresentavano condizioni epide-miologicamente poco frequenti. Per accordo tra i membri del panel gli scenari facevano riferimento a donne in età fertile con prima diagnosilaparoscopicamente o laparotomicamente confermata di malattia endometriosicapelvica.
RISULTATI
Hanno partecipato al progetto 13 panelists per il gruppo infertilità, 18 per il gruppo dolore e 20 per il gruppo pazienti asintomatiche. La Tabella 2 presenta il numero di scenari in cui vi è stato: accordo (sulla appropriatezza od inappropriatezza), disaccordo in relazione al gruppo sintomatologico ed al tipo di terapia. In nessunscenario si è raggiunto un accordo di incertezza. Un accordo si è osservato più frequentemente per gli scenari relativi alla terapia chirurgica

rispetto alla terapia medica. Ad esempio un accordo sull'uso di terapia medicaspecifica si è osservato in solo 5 scenari nelle pazienti con sintomo principale infertilità, in nessuno nelle pazienti con sintomo dolore o con nessun sintomo. Qui di seguito vengono descritti i risultati in relazione a tre gruppi.
Paziente infertile
Le Tabelle 3 e 4 presentano i risultati relativi alla terapia chirurgica conservativa e medica specifica.
Si è osservato un generale accordo rispetto all'uso della chirurgia conservativa. Con riferimento all'uso della terapia medica specifica, i panelists hanno giudicato l'uso inappropriato in caso di malattia agli stadi I-II. Non vi era accordo formale nei casi di malattia agli stadi III-IV; i valori degli score mediani erano, tuttavia, in questi casi elevati, indicando chiaramente una tendenza all'uso della terapia medica specifica in caso di malattia avanzata indipendente dalla sede e dalla età delle pazienti. La presenza di fattori associati di infertilità o la disponibilità a tecniche di riproduzione assistita non influenzavano i giudizi dei mèmbri del panel.i

Paziente algica
La Tabella 5 presenta i risultati relativi alla terapia chirurgica conservativa. Si è avuto un giudizio di appropriatezza per la terapia chirurgia conservativa nelle pazienti algiche con malattia allo stadio III e IV indipendente dalla sede di malattia e dall'intensità della sintomatologia dolorosa. Vi era invece disaccordo sulla chirurgia conservativa in caso di malattia agli stadi I-II.
La chirurgia demolitiva è stata giudicata sempre inappropriata con l'eccezione delle donne con malattia ovarica o profonda allo stadio IV, desiderose di prole e dolore severo (dato non presentato in Tabella).
La Tabella 6 presenta i risultati relativi alla terapia medica specifica. Si è osservato un disaccordo tra i panelists sull'uso della terapia medica specifica in tutte le situazioni considerate. Va comunque osservato che gli score mediani dei giudizi sottolineano una chiara tendenza all'uso in caso di malattia avanzata.

Pazienti asintomatiche
La Tabella 7 presenta i risultati relativi alla terapia chirurgica conservativa in pazienti asintomatiche.
La terapia chirurgica è stata giudicata appropriata nelle pazienti con malattiaasintomatica allo stadio III e IV indipendente dalla sede della malattia stessa. Non vi è stato accordo sull' eseguire una terapia chirurgica conservativa in caso di malattia agli stadi I-II. La chirurgia demolitivi è stata sempre considerata inappropriata.
La Tabella 8 presenta i risultati relativi alla terapia medica specifica. Similmente a quanto osservato per le pazienti algiche i panelists erano in disaccordo sull'uso della terapia medica specifica, ma l'analisi dei valori mediani dei giudizi dei panelistssottolinea una generale tendenza all'uso della terapia medica negli stadi avanzati, indipendentemente dall'età della paziente.
CONCLUSIONI
II primo risultato che emerge da questa analisi è il generale accordo sia in termini di appropriatezza che di inappropriatezza sull'uso della terapia chirurgica conservativa e demolitiva, di contro ad una generale disaccordo sull'uso della terapia medica. Va tuttavia notato come si sia osservata una tendenza relativa sull'uso della terapia medica in molte situazioni, anche se non si è raggiunto un livello formale di accordo.
Il principale limite dell'analisi degli scenari è che esso ha considerato l'atto chirurgico e la terapia medica come trattamenti indipendenti. Ciascun membro del panel era chiamato a giudicare i singoli trattamenti e non la loro combinazione. Ciò può aver portato a privilegiare l'intervento chirurgico come più "radicale" rispetto alla terapia medica.
In generale tuttavia emergono con chiarezza alcuni punti importanti per il trattamento della malattia endometriosica, che possiamo così brevemente sintetizzare.
Nella paziente infertile:
(1) La chirurgia conservativa è considerata appropriata in caso di malattia a qualunque stadio, in presenza di malattia ovarica, peritoneale, profonda odintrapelvica.
(2) La terapia medica specifica è considerata non utile in caso di malattia negli stadi iniziali. In tutte le altre situazioni vi è formalmente disaccordo tra i mèmbri del panel, ma è emersa sostanzialmente una tendenza favorevole all'uso della terapia medica specifica.
(3) La chirurgia demolitiva non è mai considerata appropriata.
Nella paziente algica:
(1) La chirurgia conservativa è appropriata nelle pazienti con malattia allo stadio III e IV indipendentemente dalla sede della malattia ed intensità del dolore.
(2) La chirurgia demolitiva è appropriata nelle pazienti di età maggiore a 40 anni con malattia allo stadio IV ovarica o profonda.
(3) Vi è disaccordo sull'uso della terapia medica specifica. In generale essa è consigliata negli stadi avanzati, ma non è considerata utile negli stadi precoci.
Nella paziente asintomatica:
(1) La chirurgia demolitiva è considerata sempre inappropriata.
(2) La chirurgia conservativa è indicata nelle pazienti con età inferiore a 40 anni desiderose di prole o no e con malattia agli stadi III e IV.
(3) Vi è disaccordo sull'uso della terapia medica specifica ma vi è una tendenza per un suo uso negli stadi avanzati.
Tali indicazioni generali di trattamento sono consistenti con le indicazioni del RoyalCollege Of Obstetricians and Gynaecologists2 ed in qualche modo riflettono le incertezze scientifiche3.
Per esempio, incertezze sono emerse sull'uso della chirurgia in caso di pazientialgiche ai primi stati od asintomatiche. Per tali pazienti i dati della letteratura sonoestremamente limitati ed in disaccordo. In particolare con riferimento all'efficacia della terapia chirurgica sul dolore vi è un solo trial randomizzato pubblicato che ha mostrato un effetto della chirurgia ma che è stato soggetto a numerose critiche4. D'altra parte vi sono pochi dati sull'efficacia a lungo termine dei trattamentimedico-chirurgici nelle pazienti asintomatiche. I mèmbri del panel hanno espresso in generale un parere più chiaro rispetto all'uso della terapia chirurgica, malgrado i limitati dati a
disposizione sulla sua efficacia5'6. In conclusione questa ampia indagine sulle opinioni degli esperti partecipanti al gruppo GISE offre alcune indicazioni chiare sull'uso della chirurgia nelle pazienti con endometriosi.
L'uso della terapia medica è suggerito nelle pazienti infertili ed algiche edasintomatiche agli stadi avanzati. La presente analisi ribadisce la necessità di meglio focalizzare l'uso della terapia medica nell'endometriosi, focalizzazione che si potrà avere solo attraverso l'attivazione di nuovi studi clinici controllati.